2004 · Atene
Arlecchino e Madre Fame
Chi si aspetta il classico personaggio a colori troverà qualcosa di diverso: questo Arlecchino è una rivisitazione in chiave contemporanea del carattere del teatro italiano. Arlecchino è affamato, dunque impegnato nella ricerca senza sosta di una fonte di cibo, ma è anche a caccia di stimoli in un'esistenza che fa incontrare personaggi sfruttatori, egoisti, in mala fede, che non sanno guardare oltre la propria quotidianità, oppure visionari che non riescono a concretizzare i loro sogni.
Questi incontri non sono mai del tutto negativi, anzi sono prove da sperimentare, che fanno conoscere ad Arlecchino come va la vita, e lo fanno crescere. Il personaggio mantiene una linea costante nel suo agire, ossia l'equilibrio tra spirito e materia: la sua è una fame pratica, urgente, che è anche metafora della fame di cultura e di comunicazione, umana e sociale.
Arlecchino è spirito vitale il cui sogno trasfigura la realtà: ci parla della possibilità, data a ognuno, di realizzare i propri desideri per andare oltre la realtà e migliorarla, per esorcizzarne la sofferenza. La sua sopravvivenza diventa metafora della ricerca del proprio posto nel mondo, della propria ragion d'essere, di se stessi.
Storia antica e moderna come il cerchio della vita: i Servi, spesso ricattati dal bisogno, continuano a servire il potere, e il potere continua a servire ai Padroni per ricattare lo Stato. L'unica cosa che cambia è la forma: l'artificiale linguaggio della Commedia dell'Arte, teatro puro e umano per eccellenza che, attraverso la maschera, il colore, l'ironia e la lotta incessante nei secoli per rivendicare il diritto al rispetto della vita di tutti, arriva immediatamente all'animo di ogni genere di pubblico. Il progetto nella prima edizione debutta con il titolo di "Arlecchino e Madre Fame".